I giorni della Fondazione, giorno uno: Enticer

È stato come se la mia vista non funzionasse più nel modo consueto: non si limitava a guardare ciò che aveva davanti, ma poteva vedere tutto intorno, come se io fossi stato allo stesso momento sopra, sotto e intorno a quel sasso.
Vorrei tanto che tu potessi vedere ciò che ho visto io, questa notte.
Guardandomi intorno ho notato, in lontananza rispetto a dove ci trovavamo noi, alcune forme molto strane, simili a giganteschi obelischi. Ho pensato, non so perché, che dovesse trattarsi di templi molto antichi.
“Siamo venuti qui per parlare con te, Davi,” mi ha poi detto il vecchio, prendendomi nuovamente la mano.
Guardando dietro di lui, solo in quel momento mi sono accorto che non era solo e questo mi ha fatto spaventare non poco, facendomi arretrare di scatto di qualche passo.
“Non devi temerci,” ha aggiunto il vecchio, nel tono più tranquillo del mondo.
Una schiera di persone, coperte da un mantello molto simile al suo, stava immobile dietro di lui e sorrideva.
Avevano tutti quanti quelle orribili cicatrici al posto degli occhi.
C’erano uomini, ragazzi giovani, donne che avrebbero potuto essere molto belle, se non fosse stato per quelle cicatrici e, in un angolo, ho notato che c’era persino una bambina, che teneva la mano a una donna, probabilmente sua madre.
Allontanandomi un altro po’, ho chiesto loro chi fossero.
Loro si sono voltati l’uno verso l’altro, come se potessero, nonostante tutto, vedersi tra di loro.
“Chi siete?” ho chiesto ancora, sempre più spaventato.


I giorni della Fondazione: giorno uno
Enticer

Angelo Marino