I giorni della Fondazione, giorno uno: Enticer

Tentai di aprire la porta, ma era chiusa.
Fu allora che accadde qualcosa di veramente straordinario.
Sentii una voce fortissima sussurrarmi qualcosa direttamente nella testa. La cosa più strana fu proprio il fatto che, nonostante si trattasse solo di un sussurro, potevo sentirlo nitidamente, tanto forte da darmi fastidio, come un pensiero profondo che io non potevo controllare, come se fosse stato messo appositamente lì da qualcuno anni prima.
Quel pensiero aveva atteso il momento giusto perché io lo ascoltassi e, ora, quell’istante era arrivato.
Ascolta i rumori, diceva.
D’istinto accostai l’orecchio alla porta.
“Che stai facendo?” mi chiese Davi.
Gli feci cenno di fare silenzio.
Ascolta ciò che avviene nella stanza, disse di nuovo.
Tesi l’orecchio il più possibile, concentrandomi tentai di eliminare tutti i rumori di sottofondo.
Ascoltai un respiro, forte, troppo forte perché potesse appartenere a una persona sola. Sembravano un milione di respiri insieme, tutti perfettamente sincronizzati. Non avevo mai ascoltato nulla del genere. Mi chiesi come fosse possibile.
Avvicinai la testa di mio fratello e feci ascoltare anche lui.
Lo osservai mentre sgranava gli occhi dalla sorpresa, il che mi rasserenò per un attimo. “Non sono diventato pazzo, allora!” pensai.
“Non può essere un respiro!”
“Eppure sembra il respiro di una persona, è anche abbastanza irregolare. Ma è così forte, non può sentirsi in modo così nitido, specialmente dietro una porta metallica…” mi rispose Davi, sussurrandomelo nell’orecchio spaventato.
Stanno dormendo tutti.
Allora erano più di uno.
Non dissi nulla a mio fratello, non ne ebbi il tempo.
Un attimo dopo qualcosa mi afferrò alle spalle e sentii mio fratello dibattersi.
Vidi la porta metallica allontanarsi sempre di più e il misterioso, intenso respiro si affievolì sino a svanire, a poco a poco, nel buio del lungo corridoio, illuminato solo dalle luci di emergenza.
Torna qui… Mi parve di udire ancora tra i miei pensieri, come se di colpo uno di essi avesse deciso di ribellarsi al mio cervello e agire d’istinto.

I giorni della Fondazione: giorno uno
Enticer

Angelo Marino