In Tempesta – Siamo quasi alla fine del nostro viaggio!

Ahoy a te, avventuriero!

Sei riuscito a raggiungere il quinto porto di questo viaggio, eh? Anche se è quasi la fine, sai bene che ciò che ti aspetta non è che un altro viaggio, intenso e pericoloso, a bordo della meravigliosa nave Sea Witch, sotto il comando del suo giusto capitano Jesamiah Acorne.

Come dici? Vuoi sapere qualcosa di più sul viaggio che ti aspetta? Se proprio insisti…

Jesamiah Acorne, ventiquattro anni, capitano della Sea Witch, sedeva cullando tra le mani un boccale quasi vuoto di rum, osservando vacuo le gocce di cera di candela che si erano indurite in disegni intricati sul fianco di una bottiglia di vetro verde. La stessa candela stava fumando, inclinata su un lato, come se fosse stata ubriaca. Tanto ubriaca quanto Jesamiah.

Per forse dieci secondi non notò i due furfanti trasandati dal volto tetro che si sedettero sulla panca di fronte a lui. Uno dei due allungò una mano e spense la fiamma tremolante, spingendo poi a lato la bottiglia. Jesamiah sollevò lo sguardo, osservandoli con la medesima vacuità con cui aveva osservato i rivoli rappresi di cera.

Uno degli uomini, quello che indossava un vecchio cappellaccio tricorno in feltro e un orecchino d’oro che dondolava dal suo lobo sinistro, appoggiò le braccia al tavolo, intrecciando le dita insozzate di catrame e polvere da sparo. L’altro, un uomo dai capelli rossi con una barba non dissimile a un nido d’uccelli abbandonato e rovinato dal tempo, estrasse un pugnale dal fodero alla sua cintura, iniziando poi a pulirsi le unghie rotte e spezzate con la punta.

“Ti stavamo cercando, Acorne,” disse l’uomo con l’orecchino.

“E mi avete pure beccato, o no?” strascicò Jesamiah. Aveva abbandonato il suo usuale accento colto, e si abbandonò alla parlata chiusa di un comune mozzo. Era un ottimo imitatore, aveva un talento naturale nell’imparare accenti e cadenze tonali. Sapeva anche quando comportarsi da gentiluomo e quando da sempliciotto.

Vuotò il boccale, sollevandolo poi per fischiare all’indirizzo di Nan-Non-Dice-No, una sgualdrina piena come un galeone spagnolo, i cui fascini la tenevano tanto occupata quanto la sedia di un barbiere.

Ancheggiò verso Jesamiah, la parte superiore del suo corpo era parzialmente esposta e i suoi abbondanti seni dondolarono accanto al volto di lui mentre la donna si chinava a versargli dell’altro rum.

“E per i tuoi amici?” chiese, con un cenno del volto nella loro direzione.

“Non sono amici miei,” rispose Jesamiah, sollevando il boccale per assaggiare il liquore appena versatogli.

L’uomo con l’orecchino mosse il capo in uno scatto, indicando a Nan di andarsene. Lei sospirò sprezzante, allontanandosi, lasciandosi indietro la sua risata profonda e rimbombante, non appena un altro uomo attirò la sua attenzione pizzicandole l’ampio didietro.

“Ma veramente, Acorne, è che è Teach quello che ti sta cercando.”

Con una mezza alzata di spalle, Jesamiah finse noncuranza; “Non è che mi sto nascondendo, Gibbens. Sono qui ancorato al porto di Nassau da diverse settimane.” Da agosto, in effetti, se si escludeva la sua breve gita a Hispaniola – un’esperienza che Jesamiah stava cercando di lasciarsi alle spalle e dimenticare. E da lì, il rum.

Aye, abbiamo sentito che hai firmato l’amnistia e hai lasciato i coglioni in mano a Governatore Rogers.” Gibbens ringhiò, accompagnando le parole a un gesto crudo ed esplicito sulle sue parti basse.

“Mollato la pirateria?” Barba Rossa – Rufus – sbuffò mentre raggruppava un grumo di saliva e tabacco nella sua bocca per poi lanciarlo sul pavimento. “Ti sei rammollito, eh? Hai il barile a secco, eh? Hai perso le palle, eh?” Aggiunse poi, con malizia, “A Edward Teach non ce ne fregava niente delle favole di pace del governo, né di un fottuto perdono.” Conficcò il pugnale nel piano del tavolo di legno, dove vibrò, tanto minaccioso quanto l’uomo che lo brandiva.

Non è ciò che ho sentito, pensò Jesamiah, senza però dire nulla. Non aveva alcuna intenzione di avvicinarsi a Edward Teach, meglio noto come Barbanera – sebbene Cuore Nero sarebbe stato altrettanto appropriato. Persino la feccia e i miscredenti che giravano nei Caraibi in cerca di bottino facile evitavano quel feroce pirata che era Barbanera.

In Tempesta, Il terzo viaggio di Capitan Jesamiah Acorne

Helen Hollick

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