Voci nel Buio, racconti di una notte intorno al fuoco: Prefazione

PREFAZIONE

A cura di Elena Caviglia

La paura è lo stato d’animo che ci acceca. Di quante cose abbiamo paura? […] La paura ci rende ciechi e noi tocchiamo ciascuna paura con l’avida curiosità dell’interesse personale, cercando di ricavare un intero da cento parti. […] Captiamo la forma. I bambini l’afferrano facilmente, la dimenticano, tornano a impararla da adulti. La forma è là, e tutti arriviamo presto o tardi a comprendere che cosa è: è la forma di un cadavere sotto un lenzuolo. Tutte le nostre paure assommano a una sola, grande paura: abbiamo paura del cadavere sotto il lenzuolo. È il nostro cadavere. E il grande significato della narrativa dell’orrore, in tutte le epoche, è che essa serve da prova generale per la nostra morte. (S.King)

La letteratura a carattere orrorifico si codifica come genere autonomo solo con l’avvento del romanticismo, a partire dal romanzo gotico e diramandosi negli anni a venire secondo le più varie declinazioni, ma la verità è che ci è sempre piaciuto avere paura. Fin da quando eravamo bambini, da quando ascoltavamo le favole più sanguinose con la testa nascosta a metà sotto le coperte e il cuore che batteva più forte eppure chiedendone ancora “Un’altra”, non riusciamo a resistere al fascino di quello che non dovremmo guardare in faccia. E ancora più indietro, fin dalle storie attorno al fuoco, da quando i racconti erano al tempo stesso un esorcizzare i pericoli fuori dal cerchio della luce e un mettere in guardia.

Ci piace, avere paura guardando le cose da un posto sicuro. È il fascino dell’ignoto e dell’inspiegabile, qualcosa che affonda le sue radici nelle paure ancestrali radicate nell’inconscio collettivo e allo stesso tempo cambia e ha cambiato volto migliaia di volte, tante quante sono le persone che ne hanno scritto, tante quante sono le cose di cui possiamo avere paura. L’orrore è al tempo stesso un bisogno universale e qualcosa di estremamente personale – fare paura è difficile quanto fare ridere.

Il racconto è forse la forma letteraria in cui l’horror ha trovato e trova la sua migliore espressione: poche pagine permettono di mordere più stretto e di condensare la paura in un dipanarsi essenziale, in un’inquietudine sottile e pervasiva che come il respiro di un predatore sul collo non concede tregua.

In Voci nel Buio cinque racconti affrontano cinque interpretazioni diverse dell’orrore, cinque modi diversi di provare un brivido lungo la schiena, in un buffet che offre un piatto per tutti. La Camera dei Dieci Inferi ci prende per mano insieme al protagonista e al suo iPhone, ci porta giù nel sottosuolo di Bangkok – ha l’odore dolciastro delle budella versate e del nepalese, e per estendere la metafora di Stephen King forse non vediamo bene la forma sotto il lenzuolo, ma siamo piuttosto sicuri che sia a pezzi.

Oppure preferite rimanere più vicino a casa? In Pranzo di Natale lo scenario orrorifico delle feste comandate trascorse tra sconosciuti si tinge di rosso sangue e suggestioni lovecraftiane, e ne I Tre Bambini è una piccola ossessione a infilarsi in punta di piedi nel tessuto della quotidianità fino ad arrivare al culmine di una rivelazione raggelante.

Anche Il Bottone Rosso colpisce su un terreno familiare eppure del tutto diverso: quanto è la nostra mente a definire ciò che è reale sul serio, e quanto può il potere della suggestione? Il Sacro On’Thai si allontana più di tutti dai terreni familiari dell’horror, prendendo le mosse dal dark fantasy, da terre lontane e classiche avventure di spada, trasfigurando crudelmente il viaggio di un eroe in missione sulle orme del padre.

Un semplice riassunto o un’illustrazione sommaria dei racconti non basta, ne siamo consapevoli – non è questa l’essenza della paura, e non va mai spiegato il trucco. Sono solo piccoli sguardi oltre il sipario, la targhetta attaccata all’alluce di un cadavere, se così vogliamo dire. Il modo migliore di ascoltare le nostre Voci nel Buio è trovare un posto tranquillo, una posizione comoda, magari con un gatto e una tazza di tè. Spegnere la luce, lasciarne solo quel tanto che basta per leggere, immergersi nei cinque racconti…

…e non preoccupatevi. Quello che sentite bussare alla finestra, così vicino, è solo il vento. Continuate a ripetervelo.